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La coscienza

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7:45

Questa mattina ho letto un trafiletto sul giornale che diceva “una stretta di mano ti allunga la vita”.
Leggendo un pò più a fondo emergeva che se sei una persona forte  e equilibrata vivi più a lungo.
Veramente quello che volevo scrivere non è questo, ma un’altra cosa.
Questa mattina, ho trovato un traffico incredibile e per mia fortuna ho preso la bicicletta per andare al lavoro (in ritardo).
Fatti pochi metri vedo un gattino sul ciglio del marciapiede che miagola molto forte e tenta di alzarsi, Ovviamente la coda di macchine è lunghissima (almeno 5 km !!!).
Nessuno che bada al gatto, neanche io…
Apro una parentesi,solo per trovare un motivo al mio comportamento.
Questa estate, ho vissuto un’esperienza simile e subito ho cercato un veterinario e poi mi sono recato sul posto e il gatto non c’era più. Delle sere dopo l’ho rivisto che sgattaiolava per dei vicoli.
Quel gatto sdraiato a terra solo per riposarsi.
Ma quello di oggi sicuramente no.
Ho già chiamato il veterinario e mi assicurato che si recherà subito nel posto per controllare la situazione e sistemare la cosa.
Speriamo bene, intanto aspetto la sua chiamata. Ho ancora il miagolio che mi rimbomba nel cervello.

Aggiornamento, il veterinario è passato e non ha trovato nulla, chiedendogli meglio, si è recato nel posto sbagliato !

Ho chiamato la mia “lei”, è andata subito nel luogo e non ha trovato nulla.

Ho chiesto lumi sul fatto che avesse capito bene il posto,  per fortuna aveva capito bene.

Fatto sta che il gattino non c’è più spero che qualcuno lo abbia raccolto e curato, voglio pensare positivo.

Certo che potevo darmi una mossa e arrivare in ritardo al lavoro !

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DISAVVENTURE DI CONFINE

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30 MARZO 2008

Io ed Ewa siamo appena tornati da una settimana di giri e giretti per l’Europa, conclusasi con uno scandalo senza precedenti: il treno che stanotte avrebbe dovuto portarci puntuale e preciso da Karlsruhe fino a Milano Centrale ha avuto (udite, udite) 1h 10′ di ritardo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! e la cosa più clamorosa è che alla stazione di Karlsruhe non è stato annunciato nulla, e solo dopo ripetute e sollecite proteste (da parte mia e di un altro manipolo), gli uomini delle possenti DB si sono resi conto che il treno, che loro pensavano essere già transitato da mo’ , in verità non era mai passato per la stazione e noi ancora lo aspettavamo.
Solo per pura fortuna si sono evitate scene

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IL PIANISTA

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Quando facevo le medie avevo una libertà estrema, potevo rincasare e uscire quando volevo.

Il luogo dove andavo spesso, mi obbligava a passare davanti alla casa di quello che poi e’ diventato il mio migliore amico ( vedi racconto ” CHE FREDDO”). Come resistere dal suonargli il campanello. L’ho fatto veramente tantissime volte. Quanto forte correvo, penso, che se fossi caduto , durante una di quelle fughe, sarei ancora sfigurato.

Ci ritroviamo dopo molto tempo con il mio amico e inizia a ricordare un fatto accadutogli tanti anni fa.

Racconta che c’e'  stato un periodo, molto lungo, nel quale gli suonavano in continuazione il campanello. Suonavano a tutte le ore. Immaginate la mia faccia mentre lo raccontava. Continua ,con il racconto, dicendo che suo padre un giorno ha scoperto chi fosse il deficiente che suonava in continuazione ( panico non sapevo che sapesse ).

La sua casa aveva una cantina con la finestra ad altezza marciapiede, si poteva vedere benissimo se qualcuno si avvicinava al portone d’ingresso. Dice che suo padre era arrabbiatissimo e se avesse preso il “pianista” lo avrebbe gonfiato. Il padre decise di trasferirsi in cantina con una branda e passare le notti fino a quando non avesse beccato l’artefice delle rotture di scatole. ( non ne sapevo niente , stavo aspettando

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PRESEPE ALTERNATIVO

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Come tanti bambini, anch’io da piccola, facevo il presepe. O per meglio dire lo faceva il nonno, perche’ secondo lui non era mica un gioco. Il presepe veniva posizionato sopra la macchina da cucire. Era un presepe con tutte le costruzioni fatte in casa dal nonno e un bellissimo sfondo blu scuro con incollate tante stelline fatte con carta e porporina. Le montagne sullo sfondo erano costituite da della carta lavorata ad arte con le mani, per creare l’effetto delle gole e delle vette, colorata poi a suo tempo di verde e di marrone. Immancabile il muschio, naturalmente vero, da mettere come terreno e sopra la capanna. Perche’ come si sa Gesu’ nacque in un posto molto umido

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I segni

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Domenica parlavo a mio fratello che spesso ci arrivano dei segni per farci capire qualcosa. A me queste cose succedono di continuo.

Tempo fa volevo riallacciare l’amicizia con una persona e uscendo da lavoro continuavo a dirmi “adesso vado”.

Uscendo dal cancello di dove lavoro avrei dovuto girare a sinistra per andare da lui e invece mi son detto “andrò più tardi” e nel girare a dx  stavo per investire un pedone.

Sembrava quasi mi dicesse:  ”hai sbagliato strada se andavi dall’altra parte non succedeva nulla”.

A questo “segno” non ci sono arrivato subito, ma poco dopo perché poco più avanti, poco prima di un incrocio mi son ridetto “invece di andar dritto verso casa mia, giro a destra e prendo il coraggio a due mani e mi faccio vivo dopo tanto tempo, magari qualcosa riesco a dirgli”.

Anche questa volta non mi sono ascoltato e ho mantenuto la velocità, senza frenare visto che non dovevo girare.

Pam ! Una macchina, poco prima dell’incrocio non  rispetta la precedenza e gli sbatto contro.

Risultato, macchina distrutta tutta la parte destra e io in piedi, senza nessun danno apparente, neanche uno striscio, lo scooter ancora “usabile” tanto che l’ho usato per tornare a casa.

L’uomo della macchina ha cercato il morto, non ci credeva che ero io.

Forse anche questo era un segno ?

Posso crederci come no.

Alla fine, comunque non ci sono andato, troppo codardo.

Ogni tanto troviamo dei pulcini in giro per il mondo e puntualmente chiamiamo la Lipu che prontamente se li accorpa, sollevandoci da un grande onere, che è quello di allevarli e curali fino a farli volare via.

Due settimane fa abbiamo trovato un piccolo di tortora davanti all’uscio di casa.

Nella sfortuna, della tortora, c’è anche una fortuna ed è quella che siamo usciti noi per primi anziché i nostri due felini.

Era un sabato così ha preso il nome del giorno: Sabato.

Questa mattina, ho pensato di mettere Sabato davanti al balcone del bagno, In casa c’era un silenzio insolito e dalla finestra un luce molto debole.

Stranamente non passavano macchine e il silenzio continuava a durare.

Mi sono fermato a guardare Sabato, gli stanno venendo fuori i disegni classici della tortora, il cerchi nel collo il grigio mi sembra più chiaro.

Guardare un Cucciolo volatile e accarezzarlo non è da tutti i giorni, è un privilegio che pochissimi hanno.

Comunque ti porta a svuotare la mente per poi soffermarsi al primo pensiero che si fa largo dal bacino di pensieri che si ha in testa.

Chissà se mai potrà volare, magari anche scagazzarmi in testa e raccogliere i miei insulti.

Glielo auguro. Mentre facevo questi pensieri la tortora ha cominciato a stirare le ali, sembrava quasi che me le mostrasse: “guarda che bellissime ali che ho ” poi ha cominciato a pigolare.

A fatica ho trattenuto la commozione.

Chissà se è un segno anche questo, la giornata è solo all’inizio.

Arrivato al lavoro mi sono messo in Negramaro come fondo musicale e mentre ascoltavo “un passo indietro e già sò di aver torto e non ho più le parole…” mi bussano alla porta ed entra un professore.

Strana visita, di solito al mattino presto non ricevo visite e invece è venuto a portarmi 3 regali:

un cristallo enorme che allontana la gelosia e le onde negative e elettromagnetiche (visto che ci lavoro in mezzo)

un cristallo che  equilibra il corpo emotivo

e il terzo è il gesto, saper che ha usato del suo tempo libero, pensare, andare nel negozio, per me.

Non sono più riuscito a trattenermi e ho pianto, anzi lo sto ancora facendo e mi anche venuto molto freddo.

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