{"id":446,"date":"2010-08-26T11:08:05","date_gmt":"2010-08-26T11:08:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esuccessoveramente.it\/?p=446"},"modified":"2010-09-29T05:50:59","modified_gmt":"2010-09-29T05:50:59","slug":"446","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esuccessoveramente.it\/?p=446","title":{"rendered":"Columbus Circle NYC 1981"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esuccessoveramente.it\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/Culumbus-Circle.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-447\" title=\"Culumbus Circle\" src=\"https:\/\/www.esuccessoveramente.it\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/Culumbus-Circle.jpg\" alt=\"\" width=\"217\" height=\"325\" srcset=\"https:\/\/www.esuccessoveramente.it\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/Culumbus-Circle.jpg 217w, https:\/\/www.esuccessoveramente.it\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/Culumbus-Circle-200x300.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 217px) 100vw, 217px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Erano le cinque del pomeriggio di un afosa giornata di agosto, il mio primo viaggio in USA.<\/p>\n<p>Stavo seduto su di un muretto con un hot-dog in una mano, ed un cartone di uno strano soft drink al lampone, nell\u2019altra. Una piccola orchestra di ottoni, dell\u2019esercito della salvezza, raccoglieva fondi suonando musiche di Gerswin ed io, piccolo figlio della montagna veneta, appena arrivato nella Grande Mela, curioso di tutto come sono, stavo attento ad ascoltare e soprattutto ad osservare la grande citt\u00e0 in tutto il suo strano, caotico movimento.<\/p>\n<p>La musica mi piaceva, ma ancor di pi\u00f9 mi piaceva guardare la gente. Un tipo di colore, vestito con un frac verde pisello, quasi mi invest\u00ec, correndo sul marciapiede a cavallo di una bicicletta da corsa. Strano ma non troppo. La cosa che pi\u00f9 mi colp\u00ec erano maschera e boccaglio che indossava.<\/p>\n<p>Un sub &#8211; ciclista vestito da sera, magari gay o attore di off broadway che sopravviveva nella metropoli pi\u00f9 cool del momento, (INIZIO ANNI \u201980), inalando boccate di ossigeno da una bombola che portava a tracolla. Lo stupore era stato appena stemperato da grasse battute in dialetto veneto, quando mi si par\u00f2 davanti all\u2019improvviso un signore molto elegante, impeccabile nel suo cappotto di lana blu. Non fosse che eravamo quasi a ferragosto, sarebbe stato ineccepibile. Il classico WASP stile Wall Street , che tornava nella sua lussuosa suite, dopo la giornata in borsa.<\/p>\n<p>Camminava in modo molto compassato, e senza dar segno alcuno di insicurezza o d\u2019impaccio.<\/p>\n<p>Improvvisamente attravers\u00f2 la strada e seguito dal mio sguardo incuriosito sollev\u00f2 il coperchio di un immenso cassonetto delle immondizie. Si guard\u00f2 attorno furtivo, e si tuff\u00f2 all\u2019interno. La mia bevanda rotol\u00f2 sul selciato, la bocca aperta, l\u2019hot-dog sospeso nell\u2019aria. Bofonchiai qualcosa ai miei compagni di lavoro, molto pi\u00f9 interessati al momento ad una splendida mulatta, che ritrovammo alcune volte in quel pomeriggio sulla nostra traiettoria. Scambiai con lei perfino qualche frase, quando visto il mio sguardo interessato, aveva fatto fermare un taxi ed era scesa con l\u2019incedere di una vera dea, ancheggiando voluttuosa nella mia direzione. La mia pressione sal\u00ec di molto, poi con l\u2019aiuto di Luca, risposi negativamente alle sue profferte. Mi chiese infatti se avevo soldi da spendere per divertirmi con lei quella notte\u00a0 ( eravamo ormai a sera davanti all\u2019entrata dell\u2019Hilton). Agit\u00f2 allora con stizza, il bel abitino di popeline e risal\u00ec sul taxi insultandomi in puro slang del Queens.( E non sarebbe stata la sola quel giorno). Il signore compassato,\u00a0 vestito in splendido cappotto invernale, nel frattempo, aveva fatto la spesa e con alcune borse di nylon colme di chiss\u00e0 che, si avvi\u00f2 tranquillo lungo il marciapiede. Io continuavo a seguirlo con lo sguardo. Arriv\u00f2 davanti ad un bidone grande come un uomo, si guard\u00f2 in giro, pos\u00f2 le borse\u00a0 e rovesci\u00f2 il bidone metallico con un certo fragore. Il frastuono disturb\u00f2 un poco l\u2019orchestra, che dopo un attimo di pausa riprese con pi\u00f9 vigore la sua sonata. Nel mentre, l\u2019uomo selezion\u00f2 altre cose, poi con molta calma, ripul\u00ec tutto, rimettendo\u00a0 in piedi il contenitore , raccolse le sue masserizie e si mise in cammino. Fu quello il momento in cui\u00a0 si accorse di me. Mi guard\u00f2 con uno sguardo irritato, poi con piglio deciso e con un moto di stizza s\u2019incammin\u00f2 lungo la via scomparendo per sempre al mio sguardo. Avevo ventisei anni allora ed il mondo mi apparteneva. Ero come si suole dire in carriera, ero molto ambizioso ed avevo gi\u00e0 una grossa posizione. Quello che avevo visto mi sembrava una cosa incredibile, solo un\u2019americanata.<\/p>\n<p>Il mio amico Jeff , la sera a cena,\u00a0 mi spieg\u00f2 che invece era una cosa normale, e che probabilmente quel signore era sicuramente un home-less, ma che nell\u2019inverno precedente poteva davvero essere\u00a0 stato un famoso broker di Wall Street, al quale erano andati male gli affari. Talmente male che gli erano rimasti solo gli abiti che indossava quel giorno. Blocco totale dei beni e delle carte di credito. Chiusura e sequestro immediato dell\u2019appartamento sulla Quinta o chiss\u00e0 dove. Pensai con sgomento in quel attimo al tragico destino dell\u2019uomo in blu, ma pensai anche, che a me non sarebbe mai potuto succedere . Vi dir\u00f2 che nel momento peggiore della mia vita, ho rivisto nella mia mente spesso questo episodio. Qualche problema l\u2019ho avuto anch\u2019io, ma siamo in Italia, e forse io mi sono saputo adattare e riciclare in modo pi\u00f9 che positivo, ma quel bel signore di NYC \u00e8, e sempre sar\u00e0 per me di monito ogni volta che vedo le mie certezze vacillare.<\/p>\n<p>E se devo proprio dirlo, mi ha dato un grande insegnamento. Mi ha aiutato a salvare la speranza, e credetemi \u00e8 stata una lezione che\u00a0 mi \u00e8 servita molto, soprattutto quando il fato ha voluto che tutte le mie certezze, costruite negli anni, si disgregassero una dopo l\u2019altra, lasciandomi solo con il vento in faccia.<\/p>\n<p>Jeff, quella sera, ci spieg\u00f2 che la Grande Mela rappresentava per lui, uomo del Middle West, trapiantato in Rhode Island, lo stesso che per noi. New York allora era davvero il centro del mondo.<\/p>\n<p>Pensate, tanto per farvi un piccolo esempio, che i dandies italiani andavano li solamente per poter passare una serata allo Xennon, o per fare incetta di magliette firmate Jimbo. Polo di pessima qualit\u00e0 ma che con il logo di Jimmy\u00a0 Connors, tennista del momento, venivano vendute al doppio delle mitiche Lacoste<\/p>\n<p>Cosi per dimostrare che un commesso viaggiatore che arrivava nella Grande Mela, era \u201c\u2026 come un mussulmano alla Mecca\u201d, (parole sue!), ci port\u00f2 nel dopo cena, quasi fosse un obbligo, ( o come detto un pellegrinaggio), a Times Square. Per chi non lo sapesse, (invero in pochi), quella piazza, o meglio quel quartiere, era il centro del divertimento, ed ai teatri dove si proponevano i musicals di successo, si susseguivano i ben pi\u00f9 proletari bordelli, ed il piatto forte, allora assoluta novit\u00e0, erano i locali di Lap Dance. Ebbene, Jeff, con fare esperto, contratt\u00f2 con svariati ruffiani, fino a scegliere un locale al secondo piano di un palazzo della via principale. Salimmo scale polverose, che sapevano di muffa e di alcool, di fumo e di orina, mal illuminate e con una patina scivolosa, che rammentava,se ce ne fosse bisogno, che acqua e spazzettone erano stati visti in quei paraggi hai tempi postumi del diluvio universale o forse quando un tale di nome Peter Stuyvesant, \u201d very dutch man\u201d, aveva messo la bandiera olandese per la prima volta in quei paraggi, insieme ai Knickerbockers stesi ad asciugare dopo il lungo viaggio senza scalo, bada ben,\u00a0 senza essersi mai cambiato le braghe in questione, dal porto lontano di Rotterdam.<\/p>\n<p>L\u2019entrata era un dedalo di piccoli corridoi con le pareti sozze di legno. Una porticina, coperta da una spessa tenda di panno, introduceva al \u201cTeatro\u201d. Alcune passerelle si elevavano di un metro almeno dal pavimento. Luci fredde illuminavano dei pali d\u2019acciaio cromato e sedie di ferro poste intorno. Pi\u00f9 in l\u00e0 una piccola platea di poltroncine macchiate, si elevava in tre o quattro file.\u00a0 Jeff allung\u00f2 un paio di banconote ad un\u00a0 orco che sembrava un medio massimo suonato, e questi ci fece accomodare sulla seconda fila, posta giusto all\u2019altezza del palco. Si abbassarono le luci ed usc\u00ec una ragazza, che con fare nervoso, mise in mostra un\u00a0 paio di enormi tette cadenti. Vedendo che nessuno si interessava a lei, si avvicin\u00f2 ad un grassone dalla lunga barba che cominci\u00f2 con gesti precisi e misurati, a coprirla di banconote da un dollaro. Le arrotolava piano, poi con la punta della barba guidata da quelle sue untuose e grasse mani, la andava ad accarezzare ora sui seni, ora su altre parti anatomiche, poi con sospiri che parevano rantoli, infilava le banconote in quei pochi brandelli di tessuto che ancora coprivano quel corpo flaccido. Qualcuno beveva, altri ridevano ammiccando\u00a0 al ciccione, mentre \u201cl\u2019artista\u201d, con fare mellifluo e gorgheggi che parevano rutti, sottolineava le varie fasi delle operazioni. La scena si ripet\u00e8 con almeno altre due ragazze, ma di eccitante, sconvolgente o trasgressivo non c\u2019era proprio nulla, ed io cedetti alla stanchezza e senza pensarci troppo mi addormentai. La gomitata nelle costole arriv\u00f2 improvvisa a svegliarmi. Fu Jeff a rifilarmela. Mi svegliai confuso, e lo spettacolo che\u00a0 mi si par\u00f2 davanti fu davvero indimenticabile. Vidi per prime due scarpe con il tacco alto, che fasciavano caviglie robuste. Risalii con lo sguardo due lunghe gambe muscolose di carnagione ambrata, fino a rimbalzare sulle sedia, quando mi ritrovai faccia a faccia\u00a0 con\u00a0 \u201cl\u2019origine del Mondo\u201d. Un triangolo di ricci dorati\u00a0 coprivano appena un sesso femminile di grandi dimensione. Al di sopra di quella foresta posta a cornice delle grandi labbra s\u2019ergeva imperiosa una donna molto bella, molto muscolosa e molto arrabbiata. Il fatto che uno spettatore della prima fila si addormentasse durante lo spettacolo della star l\u2019aveva fatta imbufalire. Non capivo bene cosa dicesse, ma sicuramente m\u2019insultava. Poi mi dissero che voleva sapere perch\u00e9 dormissi durante il suo spettacolo, che non era mai successo, che per una stella come lei questo era un affronto, una mancanza di rispetto.<\/p>\n<p>Il pubblico cominci\u00f2 a rumoreggiare e partirono un paio di fischi. Questa signora inviperita raccolse alcune cose dalla passerella e urlando ritorn\u00f2 dietro le quinte.<\/p>\n<p>Jeff mi fece alzare, ed un paio di energumeni ci accompagnarono all\u2019uscita spingendoci in malo modo gi\u00f9 dalle lerce scale. Arrivati in strada l\u2019amico americano cominci\u00f2 ad urlare improperi nei miei confronti. Accesi una sigaretta, e guardandolo in tralice gli dissi in pessimo inglese che le giovani slovene che avevo visto dieci anni prima in un locale di Velenjie o di Ljubljana, se le pappavano tutte quelle baldracche scadenti e che lo spettacolo, da lui, tanto decantato mi aveva davvero annoiato. In realt\u00e0 non dormivo da quarantotto ore, e la fatica ed il caldo afoso di quel locale avevano avuto la meglio. Jeff, non mi parl\u00f2 pi\u00f9 fino al giorno della mia partenza, ma lo sentii spesso nel lungo viaggio\u00a0 da New York a Providence, (su di una vecchia giardinetta dalle fiancate di legno, alla folle velocit\u00e0 di trentacinque miglia all\u2019ora), chiedere all\u2019autista, un ragazzo di colore con un rastrello piantato nel cespuglio che aveva in testa, se per caso sapeva dov\u2019era Ljubljana. Questi gli rispose che avevamo appena passato New Haven, ma che forse questa Ljubljana era su nel Maine, ma non ne era sicuro, di certo, se giravamo a sinistra saremo arrivati a Syracuse.<\/p>\n<p>E non era Sicilia.<\/p>\n<p>Arriv\u00f2 il giorno dei commiati e Jeff, mi salut\u00f2 freddamente, dicendomi che a settembre sarebbe venuto in Italia, e che si aspettava da me un invit\u00f2 in uno di quei posti che avevo menzionato. Me la cavai egregiamente rispondendogli che quelli di Belgrado,\u00a0 essendo lui americano, non lo avrebbero mai fatto attraversare la frontiera, perch\u00e9 Ljubljana allora, era ancora Jugoslavia, e l\u00ec comandavano\u00a0 i comunisti, proprio quelli che\u00a0 mangiavano i bambini e bruciavano gli Yankees. Mi guard\u00f2 basito e stirando la sua orrenda giacca di panno a quadri rossi e verdi si allontan\u00f2 ciondolando il capo e parlando fitto fitto con il suo assistente, che di nome faceva Richard, per noi solo Big Dick, proprio come il suo capo, che per chi non fosse aduso agli slang, si potrebbe tradurre semplicemente come:<\/p>\n<p>\u201c cazzone\u201d. So long America!<\/p>\n<p>G.P.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Erano le cinque del pomeriggio di un afosa giornata di agosto, il mio primo viaggio in USA. Stavo seduto su di un muretto con un hot-dog in una mano, ed un cartone di uno strano soft drink al lampone, nell\u2019altra. 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