(M’) ILLUMINO DI MENO e scappo

Non riesco a scrivere senza farmi scappare dei grandissimi sorrisi.

Ho passato un bellissimo periodo della mia vita frequentando una persona molto solare. Una specie di calamita di persone positive e di buon umore.

La gente pensava fossimo fratelli  ( ne andavo fiero, adesso e’ diventato un bussolotto) e noi glielo facevamo credere.  Gli scherzi che ci facevamo tra noi due venivano raccontati da chi ci conosceva come fossero stati degli avvenimenti incredibili. Per noi era normale prenderci in giro e ridere l’uno dell’altro.

Ci siamo frequentati da quando avevamo circa 12 anni fino ad oggi (36 e 37).

Col passare del tempo la nostra frequentazione e’ diminuita, ma la telefonatina , che comincia con un aggettivo del tipo : ” brutto, ebete, scemo” e altri aggettivi che fanno rimanere di sale la gente che ci ascolta non manca mai. Appena riattacco vedo gli sguardi stupiti della gente e li sollevo dicendogli che stavo parlando con un amico.

Uno scherzo che andava per la maggiore era quello di metterci d’accordo sull’andare a correre al mattino prestissimo (cinque ) e poi farmi trovare a letto, la casa era aperta, lui entrava, cercava di svegliarmi in tutte le maniere e rassegnato si accendeva il computer e giocava a un gioco che , guarda caso, si chiamava Pigiama Rama. Passate due o tre ore mi alzavo e andavamo mangiare dei krapfen , faccio notare il “DEI” nel senso che erano piu’ di uno a testa.

La mattina cominciava a casa mia e finiva sempre a casa sua.

La sua famiglia aveva comprato il videoregistratore e quasi tutte le sere ci guardavamo dei film di terrore, io mi impressionavo molto e prima di andare a casa facevo passare una buona mezz’ora e se ancora non mi ero rilassato ,  l’Amico mi accompagnava casa.

Ma arrivati a casa mia , dovevo riaccompagnarlo , io,  dal momento che aveva paura di tornare da solo.

Quando avevo un po’ di coraggio e , dopo il film, gli dicevo che me ne sarei tornato a casa , spesso lui stava gia’ dormendo sulla poltrona e nel dormiveglia riusciva a rispondermi salutandomi.

Mi arrabbiavo moltissimo, quando io guardavo il film e lui dormiva.

Comunque dopo averlo salutato invece di uscire rimanevo in casa , sbattevo la porta, ma rimanevo dentro.

Piano piano, facevo il corridoio e tornavo in sala da pranzo, lui era ancora sdraiato sulla poltrona di pelle marrone. Poltrone che riuscivano a trasformare il piu’ energetico umano che si sedeva in  un ameba senza piu’ la capacita’ di reagire.

Rilassavano parecchio. Ormai il mio amico era entrato nel sonno profondo e gli si potava fare di tutto. Certe cose non ve  le scrivo, ma sappiate che dopo venivo picchiato, ma picchiato molto.

Lo scherzetto , di rimanere in casa, non potevo piu’ farlo , perche’ aveva cominciato ad accompagnarmi alla porta.

Dovevo inventarmene un’altra, l’idea mi venne una sera, mentre scendevo le scale, dopo essere stato accompagnato alla porta , quasi scivolai  e finii vicino agli interruttori generali del suo appartamento.

Non seppi resistere alla tentazione. Tirai giu’ gli interruttori lasciandolo al buio.

Da allora iniziai a farlo spesso e dovetti anche imparare a correre veloce. Lui si fiondava giu’ per le scale e se non urlava delle dolci parole ci pensava sua madre.

Sua madre aveva sempre un’unica frase molto forte, diciamo che mi rimandava all’origine.

Quando riuscivo a farlo, mentre lui dormiva ancora, rimaneva delle ore senza corrente.

Questo racconto e’ stato ispirato dall’iniziativa diCatterpillar  (M’ILLUMINO DI MENO) e posso vantarmi di essere stato il primo a a prtecipare all’iniziativa , ILLUMINANDO di meno.

A.L.

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