LO SPLENDIDO


Nanni Loy, Specchio Segreto: Zuppetta

Ormai è il momento della domanda di rito: “Dove vai in vacanza quest’anno?” Così tutti a raccontare i progetti, le impressioni e le esperienze passate. Proprio oggi all’interno di tal argomento si disquisiva se fosse meglio la vacanza da soli o in compagnia. Per quanto mi riguarda, ho passato delle meravigliose vacanze in “branco”: tenda, fornellino Lumogas e tanto spirito di adattamento. Adesso dopo vari tentativi di vacanze, in compagnia di amici, abbiamo da anni deciso di conferirci alla vacanza “solitaria”. Ci siamo trasformati in degli “orsi” intolleranti. Per cui, in città, tutti amici in vacanza tutti estranei. Durante una vacanza in Sardegna, quella della piccola avventura sul Montiferru, avemmo l’occasione di passare qualche tempo con degli altri padovani. Amici anche loro delle nostra amica sarda, nonché clienti della trattoria. Sono un padre e una figlia, allora tredicenne. Già a Padova questo signore non mi era un granchè simpatico, lo accompagnava la nomea dello scroccone, categoria di persone per me fra le più odiate, che mette in mostra quanto un individuo possa diventare meschino pur di portare a casa qualsiasi cosa. Il suddetto personaggio conosceva tecniche raffinate, fin dai tempi dell’università, per riuscire a “scroccare” un caffè o qualunque altra cosa. Ne ha un ricordo vivido anche il mio amico, quello “placido”, del “condominio Monte Cerega“, che avanza da lui un sacco di attrezzatura “presa in prestito” e mai più restituita. Fatto sta, che sto “principe di magnanimità e generosità”, ci toccò proprio a noi quell’anno. Aveva tutta una tecnica per scroccarci, a cena, tutto il vino la grappa, gli antipasti e la scheda del cellulare. Ma il top doveva ancora arrivare. Avevamo deciso, io ed il mio compagno, di visitare un sito archeologico meraviglioso, proprio sul mare, Tharros. Commettemmo l’errore di ventilare anche a lui ed alla ragazzina l’intenzione. Naturalmente si aggregarono. L’appuntamento era alle 9 a Oristano, perchè il sito è grande ed il sole dopo le 12 è insopportabile. Naturalmente i due arrivarono alle 11. Noi che siamo bravi ed educati li abbiamo aspettati due ore. Il mio compagno, aveva la bava alla bocca e gli occhi fori dalle orbite, ma io, blandendolo, lo feci ritornare “umano”. Insisterono perchè salissimo sulla loro vecchissima auto, senza aria condizionata. Arrivammo al sito alle 12, c’erano circa 36 gradi, ma per fortuna il clima era secco. Tentò di parcheggiare l’auto, grande come un camion, davanti al portone della chiesetta antichissima. Noi lo consigliammo vivamente di desistere, visto che eravamo certi che la machina sarebbe di lì a poco, finita trascinata dal carroattrezzi. Parcheggiammo non meglio, scendemmo e lui tolse delle cose dal bagagliaio. Una di queste cose fu una bottiglia di plastica piena di ghiaccio. La bottiglia in questione era di una marca, che si vende nei supermercati a pochi cdntesimi, portata da Padova,  ormai distrutta e per di più con un buco da cui scendeva l’acqua che aveva creato il ghiaccio sciogliendosi. Non vi dico il disappunto del personaggio per il guasto alla bottiglia. Così sotto un caldo africano, con il mio compagno “nero”, sta bella compagnia e il tipo con il dito sul buco della bottiglia ci preparammo ad entrare a Tharros. Io che avevo sete e forse già fame, chiedo loro di fermarsi al bar. Con l’occasione ci fu lo scrocco di due gelati e un caffè, ma la scena che ci si parò davanti fu indimenticabile. Il personaggio arrivò al bar correndo con la famosa bottiglia che si stava svuotando, chiedendo al barista se gliela poteva teneva in frigo, per quando saremo tornati. Al passaggio della bottiglia, il barista allagò tutto il banco ed il pavimento. Ho ancora in mente la sua faccia. Attonito il “benefattore”ripose il “colabrodo” senza proferire parola. Come sempre in questi casi uno si chiede che cosa ha fatto di male nella vita. Ci avviammo al sito. Pagai i biglietti io, perchè lui si accorse di avere solo il bancomat. Durante la visita dovemmo aspettarlo mentre si fece un bagno, dove era severamente proibito andammo a mangiare e pagammo il pranzo, (non avevano il bancomat) scattammo un sacco di foto a lui ed alla ragazzina perchè si era dimenticato la macchina fotografica. Al ritorno ebbe il fegato di ritornare al bar a riprendersi la famosa bottiglia, tracannando quel che che restava davanti all’ormai shoccato barista. Finalmente ci avviammo al centro commerciale dove avevamo lasciato lo scooter. Noi eravamo di umore nerissimo. Ci dividemmo, lui e la ragazzina entrarono, noi rimanemmo fuori. Ci godemmo un delizioso trancio di pizza, finalmente “salvi”. Mentre muti ripercorrevamo la “piacevole” giornata, ci accorgemmo che c’era una vigilessa che stava dando delle contravvenzioni ai veicoli in sosta vietata. Indovinate dove aveva parcheggiato il “furbone”? A cena arrivò quasi in lutto per la contravvenzione subita, ma avendo la coda di paglia, ci osservò tutta la sera, questa volta senza scroccarci nient’altro, tanto ci aveva già dissanguato. FORZA VIGILI.

D.R.C.

P.s. mi perseguitò per 2 anni chiedendomi le foto ……. con mille scuse non gliele ho mai date, la verità è che le abbiamo buttate via , se non prima di averci fatto un rito voodoo.

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