LE LUCINE

Fra i tanti incubi che ravvivano la vita in generale, quello del Natale, nel mio caso, ne fa parte alla grande. Per me il Natale vuol dire lavoro, lavoro ed ancora lavoro. Fin qua tutto regolare, trattandosi di un ristorante, il problema sono gli annessi e connessi. In primis, l’accidentaccio del maledetto addobbo natalizio. Ogni anno all’incirca verso meta’ dicembre, non prima, perche’ ognuno di noi ama cosi’ tanto il Natale da far finta di niente, mi arriva la solita telefonata terroristica di mio padre. Funziona cosi’, alle 9 circa, la voce di un signore anziano mi comunica, trafelata, che non si trovano piu’ le maledettissime lucine da mettere sull’albero. L’ odiatissimo pino, che per fare un favore ad una “mite vecchina” doveva restare da noi solo il mese di agosto del 2005, ingombra, sporca e punge. Le lucine da secoli sono sempre al solito posto, cioe’ dove le ha messe mio padre l’anno prima dentro la credenza.  Ma non vengono ritrovate se non prima della scena madre annuale, dove mio padre smonta tutto il sottoscala bestemmiando come un turco. Come ogni anno alla mia risposta negativa su dove siano le luci segue, una telefonata alla Gina per dire di comprarle. Come ogni anno per metterle sull’albero, la pianta e’ alta un metro e mezzo, si organizzano le grandi manovre, a cui io con disfattismo, sprezzante delle ripercussioni, non partecipo. La vittima sacrificale diventa cosi’  l’ultima arrivata, cioe’ la Gina, la ragazza che lavora in cucina. Mio padre e la Gina sono due mine vaganti, vanno d’accordissimo quando si tratta di fare danni. In particolar modo quest’anno le lucine da loro amorevolmente disposte sono risultate dopo un sondaggio sulla clientela: orribili, che cosa e’ quello, ma restano la’ per tanto, chi le ha messe, ecc. ecc. Gli addobbi interni arriveranno per lo piu’ a pochi giorni delle festivita’. Ci saranno i panettoni a segnalare il Natale, non basterebbero quelli? La mia idea e’ sempre stata quella di scrivere a caratteri cubitali in vetrina ”  E’  NATALE” e basta. Gli altri annessi sono lo scervellamento annuale per i regali, gli auguri da dover fare per forza a tutti e la benedetta notte di Natale dove si vanno a scartare i regalini a casa di mia mamma con le sue amichette, uguale: cena saltata, arrivo a casa alle tre, sveglia alle otto, moroso abbandonato e ciclico giramento di balle.

D.R.C.

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