IL CRIMINE NON LEGGE

L’avventura in tenda all’Elba di Stefano, mi ha fatto ricordare uno, per lo piu’, inspiegabile avvenimento accadutoci in quell’isola, in uno dei nostri innumerevoli soggiorni. Vacanze finalmente arrivate, si e’ lavorato fino all’ultimo secondo. Tutto sembra apparentemente perfetto, si mangia e poi si va a letto PRESTO. Invece no, c’e’ sempre un accidenti di qualcosa che ci siamo scordati, o da mettere a posto o da riprovare. Arriva l’una di notte, ci corichiamo e restiamo in silenzio con gli occhi chiusi, io, sonnecchiando, lui, fino alle tre. Secondo la leggendaria credenza vacanziera, se si parte di notte non si trova il traffico. Ma non in moto, dove il traffico te lo lasci alle spalle e se tutto va bene muori congelato a meta’ Appennino. Si’, perche’ quando parti da Padova alle tre di notte ci sono 25 gradi, ma quando arrivi, gia’ in ipotermia in Appennino ce ne sono 10. Questo per dire che prima di capire che con la moto si puo’ partire a QUALUNQUE ORA ci siamo congelati per tre estati di fila. All’Autogrill, la gente beveva la coca ghiacciata e noi il caffelatte bollente, direttamente con la bocca dal bicchiere visto che le mani si erano gia’ amputate da sole. Cosi’ quell’anno partimmo alle tre, stracarichi, visto che non usavamo ancora la pratica, comodissima, di spedire i bagagli. Distrutti dal sonno, dal viaggio, e dal freddo patiti. Ci imbarchiamo a Piombino, lasciamo la moto nella stiva, saliamo con le giacche nere, i caschi e il mio zainetto anch’esso nero. Durante la traversata, che dura circa mezz’ora, ci siamo come si dice in padovano “stravaccati” cioe’ stesi senza dignita’ ovunque, il sonno faceva da padrone. Al momento dell’arrivo al porto di Portoferraio, ci avviamo a scendere, tirando su’ in una sola presa tutto, giacche, caschi e ………….. Saliamo in moto. E lo ZAINETTO dov’e’? Subito risalgo in traghetto, mi faccio strada tra la gente che ancora sfolla, arrivo dove eravamo appostati, niente, la panchina vuota, il nulla, lo zaino non c’e’. Comincio a chiedere a desta e a manca, l’unica risposta che ricevo e’ quella di fare denuncia e di scendere al piu’ presto perche’ il traghetto doveva partire per la Corsica. Scendo a malincuore, riassumendo al mio compagno il risultato della ricerca. Sono le dodici. Ci rechiamo alla caserma dei carabinieri di Portoferraio per la denuncia. In entrata veniamo accolti da una vera e propria CIURMAGLIA. In senso di ciurma o marinai della nave in disordine. La ciurmaglia in questione erano due equipaggi, uno ligure e l’altro napoletano che si erano scazzottati tutta la notte ed ora erano la’ in caserma. Occhi pesti, nasi rotti, palle ugualmente rotte. Un gentile milite ci individua come “non facenti parte della ciurmaglia bellicosa” e ci fa accomodare. Comincia la denuncia, tutto l’iter finisce con la descrizione del contenuto dello zainetto, occhiali da vista, solari, cosmetici, medicine, libro, 500 mila lire ed il portafoglio comprensivo di tutti i documenti. Tale portafoglio BORDEAX, a cui il povero milite al momento di scriverne il colore, l’aveva voluto sapere lui, scrisse una parola sconosciuta. Uscimmo ed accendemmo il cellulare per comunicare all’agenzia che eravamo arrivati, ci aspettavano per le dodici si erano ormai fatte le tre. Arrivati in agenzia, ci scusammo del ritardo, raccontando l’accaduto. Subito il titolare, rimase dispiaciuto ed al tempo stesso arrabbiato per quello che ci era capitato. Disse di non preoccuparci perche’ conosceva qualcuno della polizia e forse avrebbero sistemato le cose. Diciamo che la vacanza non era cominciata proprio al meglio. A parte non vedere niente, dover ricomprare tutto il necessario, rifare tutti i documenti e aver perso 500 mila lire, pensavamo positivo. Il giorno dopo siamo andati al mare, bellissimo. Al ritorno ci siamo presentati all’agenzia per depositare la caparra, non data il giorno prima per via dello schok, da smarrimento zainetto. Si’, perche’ nella denuncia dovetti dire che lo zainetto era stato smarrito, se mai fosse possibile smarrire qualcosa in una nave. Mi veniva da dire al milite, che mia zia Norina, suoleva dire ” se mano non prende canton de casa rende”,”canton de nave rende”. In agenzia ci dicono che avevano provato a contattarci tutta la mattina, ma il telefono era sempre spento, (se non ci fossero mamme e padri che rompono le palle per ogni cazzata il telefono potrebbe restare sempre acceso!) Avevano trovato il mio zainetto, era a Piombino. Ma come a Piombino, se era arrivato a Portoferraio. Il mio zainetto si era fatto un bel viaggetto, fa pure rima. Alla caserma della polizia di Piombino, mi fanno accomodare, mi chiedono di descrivere l’oggetto e ci siamo e’ lui. Ero veramente contenta di rivederlo, il MIO zainetto. Comincia la descrizione del contenuto, Occhiali, chiavi di casa ( con amatissimo portachiavi regalatomi dalla mia adorata amica Gianna), documenti, cosmetici, libro e portafoglio. ” Signorina purtroppo i soldi non sono stati trovati il portafoglio e’ vuoto”. ” Ma i soldi non erano nel portafoglio”. Faccia sorpresissima del poliziotto. “Scusi, posso”. Prendo in mano il libro lo sfoglio………… Ed ecco per magia apparire le 500 mila lire. Il poliziotto non parla piu’ si limita a fare un sorrisino che diceva tutto e niente. ” Ha visto che la cultura paga?” Il mio carissimo zainetto era tornato da me.

Il libro era il Grande Gatsby storia straordinariamente romantica che mi fece innamorare delle camicie maschili. Il mio compagno ne ha una bella collezione.

D.R.C.

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