GRUPPO SPORTIVO IMASAF

Oggi ho ricevuto una lettera elettronica (dicasi e-mail) dove mi avvertono che il sito “esuccessoveramente” e’ stato aggiunto come “amico” nel gruppo sportivo ciclistico IMASAF. Ne sono particolarmente orgoglioso. Questo gruppo e’ nato dalla volonta’ di gente che voleva creare un gruppo affiatato e numeroso. Quando ci sono molte teste e’ difficile che le idee e i pensieri vadano d’accordo. Invece con la passione del ciclismo e la capacita’ degli organizzatori, questo e’ accaduto. Tra gli iscritti ci si incontra anche durante la settimana per fare delle uscite che mirano ad accumulare chilometri sulle gambe, per poi sfruttare questo allenamento alla domenica. Domenica in cui, la squadra, si ritrova “unita” per fare un giro di parecchi chilometri. In una giornata infrasettimanale vengo chiamato da Gianluca che mi chiede di uscire con Angelo per fare un girettino,quindi di “quasi” allenamento”.

I giri in bici, per me, sono diventati abbastanza sporadici, tanto sporadici da, iscrivermi e non presentarmi mai alle domeniche e neanche alle riunioni e se riesco ad uscire devo “ciucciare” la ruota. Anzi : le ruote, si perche’ piu’ ruote ci sono meglio riesco a camuffare la fatica. Rischiando la vita di chi mi sta di fronte e la mia, cerco di rimanere a pochissimi centimetri dalla sua ruota posteriore, sfruttando cosi’ la scia d’aria e risparmiando forze. E quando il vento e’ laterale? Mi affianco un po’ sperando che quello davanti a me non faccia lo stesso con chi lo precede, obbligandomi a rimanere in mezzo alla strada. Tornando alla telefonata di Gianluca, risposi di si e cosi’ mi preparai per l’uscita/allenamento. Ovviamente la preparazione parte sempre con la solita domanda di rito: CHE COSA MI METTO ? Domanda idiota, tanto se fa caldo sudi e sicuramente ti sei vestito troppo e se fa freddo, ti sei vestito troppo poco, dimenticandoti magari i copri scarpe o una maglietta “da sotto”, insomma ti congeli. Mi vesto, preparo la borraccia, gonfio le ruote e …… come al solito sono in ritardo. Dimenticavo il casco, ormai sono in strada, Trovo Gianluca gia’ ad aspettarmi e da lontano mi indica l’orologio, segno inequivocabile del “sei in ritardo..”.  Gianluca da signore che e’, non va oltre al segno dell’orologio.  E Angelo dove si trova? Davanti alla propria abitazione, dobbiamo passare da lui. Bene vuol dire che si fara’, solamente, pianura, almeno spero. Anche Angelo e’ gia’ in strada e appena arriviamo abbastanza vicino per sentire le parole, mi guarda e dice a Gianluca: “Ho capito perche’ sei in ritardo”. Si comincia, a prendersi in giro subito, facendo notare che qualcuno sembra seduto sul Water anziche’ sulla bicicletta, oppure “ma da quanti anni e’ che non lavi la bicicletta ?” , “ma senti quanti cigolii sembra che stai pedalando sopra ad una gabbia de OSEI”, “che pansa che te ghe’ “. Per mia fortuna , tutte queste delizie e oltre, di commenti, non sono tutti per me. Bene l’armonia viene subito creata iniziando a raccontarci le varie vicissitudini del lavoro, i colleghi, i capi, quello appena arrivato, le simpatie, le antipatie e di cose da dire ce ne sono tante. Poi quando si e’ in bicicletta con gente che ti e’ simpatica, inizi un dialogo molto ampio, magari non profondo, ma ampio sicuramente si. Il riscaldamento, facendo “girare” le gambe con un rapporto leggero e’ finito e tra pochissimo i comincera’ a spingere un rapporto piu’ duro e anche gli argomenti cambiano e non poteva venire fuori il tema “DONNE”. Qui, devo essere sincero, le cose stanno cambiando. Anni addietro, quando si toccava questo argomento, venivano fuori delle acidita’ e delle cosette non proprio carine. Adesso, almeno secondo me, sento racconti molto belli , di gente che sta bene con la propria consorte (consorte= colei con la quale si passa la sorte). Intanto il tempo passa e la strada anche. Ormai da un pezzo sono relegato a ciucciare la ruota di questi due santi che si portano appresso un peso morto e sfruttatore, rimango ad ascoltare quello che dicono e rispondo con suoni inumani che vogliono annuire o contraddire ( contraddire, quasi mai altrimenti accelerano e mi lasciano nelle campagne Vicentine, dove oltre a mangiare i gatti mangiano anche i ciclisti,stanchi, padovani). Una parte del mio cervello inizia a rimanere senza sangue e vuoi per questo motivo, vuoi per la fatica, vuoi per il vento, non sento piu’ i due “mostri” parlare e cerco di rimanere attento ai messaggi che mi mandano, tipo “attento che adesso giriamo di qua” . Da dare per scontato che io non capisco dove bisogna girare, oppure al messaggio “spostati che c’e’ una buca”, Il messaggio con questi due arriva sempre dopo la buca, che prendo in pieno.

Con tutto questo pedalare e parlare “ascoltare” mi e’ venuta sete…….”PORCA MISERIA” ho lasciato a casa la borraccia, la mia borraccia. Borraccia in alluminio vetrato, per non sentire quel gusto orrendo della plastica. Borraccia che pesa , vuota, un chilo. Borraccia che appena l’asfalto ha delle piccole asperità comincia a fare rumore sbattendo nel portaborraccia e i compagni vicino si lamentano “ma quanto casin feto? “. Borraccia che al mio primo anno di iscrizione con una societa’ che dimenticava con chi era cominciata la giornata pedalando tutta la domenica a testa bassa e se qualcuno cadeva, nessuno si fermava o se qualcuno bucava o rompeva la catena nessuno gli prestava soccorso, (questa societa’ non c’e’ piu’ o almeno la gente e’ cambiata”, dicevo, la prima uscita sono nel punto di bere , bevo ripongo la borraccia al suo posto, mi scivola, cade, abbasso la testa, la rialzo subito e il gruppo e’ lontanissimo !!!

Miseriaccia, essere stanco a Vicenza e da solo non e’ il massimo. Abbandonai la borraccia e tornai in gruppo. Anche quella volta tornai con la sete.

Con i due alter ego  queste cose non succedono, le fermate non creano problemi di alcuna sorta e neanche accenni di insoddisfazione e se uno non ha da mangiare o bere viene subito rifornito, un bel andare in bicicletta. Ormai la stanchezza di questo giro inizia a farsi sentire e ogni minimo dislivello mi sembra un monte ed e’ proprio sulla discesa di un “monte”, argine, che sento qualcuno chiamare. Porca miseria, sento una voce. Ma veramente sento questa voce almeno un paio di volte. Una voce che mi dice “hei tu mi aiuti”, alzo la testa e cerco di guardarmi attorno, stando attento a non andare addosso ad Angelo che mi sta di fronte. Impossibile, vedo una macchina messa di lato giu’ dal ciglio dell’argine e una testa pelata che esce dal finestrino del conducente (quindi il tipo era in piedi dentro la macchina) e  mi chiamava. In questo frangente di tempo, capisco che il tipo chiamava veramente me e io gli ho anche risposto ” MA… DICI A ME??” . Ma quanto in “scimmia” ero, per chiedere ad una persona che si trova capottata con la macchina giu’ da una china dell’argine messa di lato e il conducente che esce solo con la testa dal finestrino “MA DICI A ME ?”. Non finisce mica qui, perche’ i due testa di cuoio che erano di fronte a me non l’hanno neanche visto. Urlando ai due tipi ” Fermatevi che c’e’ bisogno di aiuto” sono riuscito a farli tornare indietro, mi domandarono cosa fosse successo……

Se accettate un consiglio, non gridate mai “Aiuto” quando ne avete di bisogno ma “AL FUOCO”, non ho mai capito il perche’ ma il primo fa scappare la gente e il secondo la fa avvicinare per prestare soccorso, misteri.

Insomma il signore dentro la macchina era uscito di strada (io sentivo odore di vino) ed era talmente cicciottino che non riusciva ad arrampicarsi per uscire dalla macchina. Una piccola botta sul cranio ma per il resto niente di rotto.

Dopo che ci siamo fermati, si fermo’ una montagna di curiosi…..

Per fortuna che doveva essere solo un giretto in bicicletta. Comunque, una cosa che non si dice e tutti sanno, molti ciclisti a casa hanno la donna che rimane molto in pensiero quando escono a fare il “giro”, all’inizio pensavo fosse gelosia ma osservando meglio la situazione non e’ proprio cosi’. Provate rimanere a casa e sapere che i ciclisti fanno pazzie, sorpassi azzardati, sinistra destra, sopra sotto, semafori rossi, rimanere a culo di camion o macchine, macchine che scappano, discese a tutta birra, buche, stanchezza che fa rallentare ogni riflesso…. Quando una persona e’ a conoscenza di tutto questo, sente il telefono squillare….. Un po’ di ansia mi sembra sia legittima.

Adesso per dare una super sviolinata, con il gruppo sportivo Imasaf, si e’ fatto molto su questo argomento e veramente le uscite sono diventate molto piu’ sicure. Le partenze non sono mai a razzo e solo quando si e’ ormai arrivati a casa il gruppo si divide in super e diesel. Spesso agli incroci c’e’ un corridore (praticamente e’ come se facesse il giro due volte) che fa’ da apri pista bloccando il traffico e aspettando anche l’ultimo. Con l’ultimo, che non rimane mai da solo, c’e’ sempre qualcuno che gli fa’ compagnia. Sembrano delle sciocchezze, vi garantisco che non lo sono.

A.L.

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