ATTENTI MALVAGI, ovunque voi siate

Fin da piccola ho sempre avuto un amore smisurato per gli animali, non riuscivo a differenza dei miei amici a fare scherzi coinvolgendo animali, tipo rane, vermi, ragni, ecc. Questo e’ rimasto per sempre. Un po’ e’ colpa dei miei genitori, anche loro amanti degli animali. Mia mamma ha tuttora due splendidi e grassotelli gatti, uno stormo di piccioni a cui da da mangiare, attirandosi le ire di tutto il vicinato e un numero imprecisato di altri uccellini a cui compra delle sofficissime brioche. I pezzetti delle brioche vengono lanciati dal balcone, così gli uccellini li prendono al volo e i piccioni non se le mangiano. Mio padre dal canto suo in trattoria aveva una cagnetta ed un gatto, che praticamente viveva sui tetti e scendeva solo per mangiare e per farsi medicare le ferite. Vivevano in simbiosi, dormivano insieme, mangiavano insieme, naturalmente era la cagnetta che si adattava perche’, come si sa, i gatti sono imperatori e tutti gli altri schiavi. Nel tempo mio padre si e’ trasferito in campagna, improvvisandosi contadino, con conseguenze in principio disastrose. Un giorno vedendo le galline un po’ abbacchiate penso’ bene di somministrare loro dell’aspirina. Da veterinario che lui e’ ( mio padre come mia madre, forse qualcosina in piu’, e’ scienziato, economista, politico, sociologo, sportivo ecc. praticamente sa tutto lui) aveva diagnosticato alle povere galline l’influenza. Tornando a me, che nell’impeto di soccorrere poveri animali abbandonati, mi sono portata a casa un bel cagnolino, buono buono. Ospitato, sfamato, lavato, coccolato, compatito per venti giorni, per poi scoprire che era di proprieta’ di alcuni signori che vivevano a trecento metri da casa mia. Il furbissimo cagnetto, che tra l’altro era adoratissimo, la cui scomparsa aveva gettato nella disperazione i padroni, era così contento di stare da me perche’ a quel tempo avevo una meravigliosa cagnetta, magari la sua futura sposa. Alcuni anni fa, appena trasferita, per andare al lavoro dovevo percorrere un cavalcavia, dietro l’aeroporto, che sovrastava un terreno, una specie di gigantesca aiuola con alberi e tanto spazio. A quel tempo avevo appena imparato ad andare in motorino, fermo restando che tuttora ci sappia andare, per cui quel curvone in salita lo percorrevo assai lentamente. Così una mattina feci la scoperta delle gazze. Quegli uccelli bellissimi erano in coppia e spesso si posavano su un albero a ridosso della strada, le trovavo belle ed eleganti. Il giorno dopo notai che nel pezzetto di terreno demaniale c’era un uomo che camminava ed aveva in mano un sacco nero, strano. Ma da noi i maledettissimi cacciatori vanno ovunque e ti sparano anche al canarino. Per cui identificai l’uomo come un cacciatore. Ancora il giorno dopo notai, dove avevo visto l’uomo, degli strani paletti con sopra striscioline d’alluminio. Pensai, non saranno mica per attirare le “mie gazze”. Ancora il giorno dopo vidi, con orrore, l’uomo sopra un alberello mentre tentava di prendere le gazze, con un sacco nero, le povere gazze volavano spaventate, ma non si allontanavano, forse nel disperato tentativo di proteggere il nido. A quel punto era troppo “la vendicatrice dei diritti degli animali” dichiaro’ aperte le ostilita’. A casa, telefonai alla guardia provinciale, spiegando l’accaduto. Mi rispose un cortese signore dicendomi che si sarebbe subito interessato, spiegandomi comunque che le “mie gazze”, non erano poi animali così carini, nidiacei fuori posto e senza competitori stavano facendo strage di piccoli uccellini canterini. Una piccola sconfitta per “la vendicatrice”, ma infine segnalare un cacciatore che caccia con i sacchi neri, sarebbe stata la mia piccola rivincita sulla svista ornitologica. Il giorno dopo alle sette del mattino ricevo una telefonata, assonnata rispondo, con non qualche difficolta’ riesco a collegare, e’ la guardia forestale che mi ragguaglia sul “cacciatore plastificato”. Il tale in questione era un pensionato che si era per cosi’ dire “appropriato” di un pezzettino di terra demaniale per farci l’orto e non “cacciava”  per se le gazze, ma le cacciava dall’orto. Il nonnetto quando si e’ visto arrivare le guardie ha quasi fatto un infarto. Ho passato tutto il giorno con un terribile senso di colpa. Non sapevo che per difendere gli animali avrei dovuto far strage di nonnetti.

D.R.C.

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