ACQUA ALTA

Questa mattina arrivo al lavoro e sento delle potenti imprecazioni venire dalla cucina. Lo spettacolo che mi si para davanti e’ quasi apocalittico. Dal soffitto della cucina, scende una cascatella d’acqua, con tanti piccoli rivoli che trasformano l’ambiente in una specie di grotta. Mio padre, con la coppola e sopra le spalle un sacco del supermercato, scopa l’acqua fuori dalla cucina, dicendo cose irripetibili. La cuoca-moglie, pattina qua’ e la’ tentando di mettere in salvo il salvabile. Lui con gli occhi da pazzo furioso mi dice:” Vai su’ subito, c’e’ il mini tutto allagato”. Corro su’ apro la porta e vengo accolta da un onda che precipita giu’ dalle scale. Oltre a tutti i mobili, i tappeti, quadri mai appesi, collezione di scarpe di mio padre, biancheria del negozio e quant’altro, su’ c’e’  anche tutta le documentazione fiscale inerente gli ultimi dieci anni. Mi sono prodigata tutta la mattina a fare il pompiere, mettendo il salvo il piu’ possibile, mentre da sotto imperversava una bufera di imprecazioni e rivendicazioni. Naturalmente in queste situazioni si tende a rivendicare vecchie cose anche le piu’ assurde. Cosi’ i discorsi andavano da quanto disordinato sei, a quanta pazienza ho portato quella volta in montagna con tua madre, per continuare, a quanto sugo metti nella pasta, quanta mozzarella nella pizza e quante sigarette fumi ecc., ecc. Tutto naturalmente succede alle 11, succede che i clienti che normalmente arrivano alle 13, oggi arrivano alle 12. Cosi’ con la mia solita faccia di bronzo, accolgo i clienti, fra l’altro tutte persone  a Padova in gita, che non vedo da tempo, cosi’ tra un saluto ed un bacio, con la scusa di sentire in cucina cosa c’e’ di pronto, vado a  spazzare via ancora un po’ d’acqua. Nei giorni normali le persone ti ordinano, soprattutto, primi o pizze, oggi no, siccome era un giorno particolare tutti pesce, scaloppine e piatti elaborati. Non dico che la cuoca abbia impastato sotto l’ombrello ma quasi. Cosi’ con la “goccia penale” in mezzo la cucina, il pavimento bagnato, l’incazzatura tutta da smaltire e tutta la cucina in panne, ci siamo avviati verso una giornata di fuoco. Nel turbine del lavoro un cliente che aveva aspettato un quarto d’ora la grigliata di pesce, se ne e’ uscito dicendomi che a quel punto, sott’intendendo di aver aspettato tanto, avrebbe preferito il conto. Non so se il signore sa che mangiare prima, vuol dire andare via prima e per noi finire prima. A parte qualche eccezione, normalmente non ci piace trattenere il cliente piu’ del dovuto, specialmente se se e’ poco capace di capire il lavoro. Finita la bufera , seduti a tavola stanchi, mi sono permessa di chiedere cosa fosse successo. Mio padre ha cominciato una requisitoria dove ha tirato dentro tutti, non riuscivo a capire come, il pane secco nel sacco, la Antonia, il sugo di pesce, la Gina, la televisione centrassero con l’allagamento. Fatto sta che tutto stava degenerando in rissa, quando sul piu’ bello e’ arrivato “San” Giorgio e se ne e’ uscito dicendo che Franceschini e’ un idiota, l’Unita’ deve sparire e gli extracomunitari sono tutti delinquenti. Cosi’ io, Gina, Benetta e la cuoca, ce la siamo battuta ed abbiamo lasciato mio padre, incazzato gia’ di suo a massacrare Giorgio. Per la cronaca mio padre ha lasciato il rubinetto del lavello aperto. Per l’occasione ho scoperto un deposito di mandorle, mele, arance, cioccolata e un pacchetto di savoiardi tutto inesorabilmente fradicio, ben nascosto in una busta sotto il letto.

D.R.C.

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