THE PENCIL IS ON THE DESK

Fra le tante insidie che incorrono nel fare un lavoro come il mio (la cameriera) c’e’ la lingua. Il ristorante, che e’ in zona turistica, ha molto spesso turisti stranieri come avventori. lo straniero, lo si riconosce subito dal vestire e dal modo di entrare. Entrano, in due maniere, con cautela e circospezione, magari dovesse spuntare fuori l’italiano mafioso o terrorista o ancor peggio “il ristoratore incantatore” che li frega sul conto, oppure come” treni” con spavalderia, come se “italiano terzo mondo”, io pago.  Nel primo caso quando li saluti, gia’ accomodati, sprofondano la faccia sul menu’, come se un tuo sguardo li potesse ipnotizzare e magari chissa’  fargli ordinare qualcosa di costosissimo, il cameriere italiano e’ famoso come ipnotizzatore. Ci vuole un bel po’, perche’ questa categoria di “spaventati” si rilassi, il metodo migliore e’: durante l’ordinazione, far finta di capire, che gli spaghetti (rigorosamente al pomodoro) ordinati da uno solo, vada condiviso per tutti, gli altri studiano la situazione. Cosi’ come per l’acqua, in sei, gli si chiede se va bene mezzo litro, quando poi ti guardano strano tu gli fai capire che pensavi  bastasse per tutti. A quel punto c’e’ la resa incondizionata dello straniero, sei primi, tre acque, sei insalate e se hai culo magari sei cappuccini. L’altra categoria e’ l’inverso, l’approccio spavaldo, deve essere concepito come una forma di sicurezza e di inattacabilita’, la’ bisogna usare tutta la paraculaggine acquisita in anni e anni di esperienza. Il cameriere deve essere mesto, e umile, perche’ deve far credere al cliente che la spavaldatezza funzioni, cioe’ quanta paura ho di te straniero. La soluzione finale si ha solo portando il conto, sempre con mestizia, perche’ la superbia e’ un peccato originale e come cio’ va punita. L’altro grande intoppo sono le lingue. Quando anche parlando la stessa lingua lo straniero non vuol capire. Mi e’ capitato un po’ di tempo fa con dei tedeschi non riuscivo a spiegare, in breve, la misura 1/ 4. In tedesco, niente, in italiano, niente, in inglese, niente. A quel punto ho disegnato sul foglietto la frazione 1/4, niente 1-4, niente. In quell’istante con la bottega piena di gente, mi sono girate un po’ le balle e gli ho detto in veneto: ” Questa se matematica, no tedesco no italian, matematica, internasionae, universae.” Hanno capito subito. Un’ altra situazione paradossale mi e’ successa con una signora inglese, che al momento del dessert, mi disse a voce alta:” Io voglio mangiare una f..a.” Sono rimasta fulminata, ma immediatamente mi e’ venuto in mente che in vetrina c’erano dei fichi. Portai la frutta alla signora, alla quale prima di andare via, insegnai bene a dire FICO. Altra avventura, fu una famiglia di tedeschi che vedendo un bel piatto di melanzane al forno, me ne ordino’ quattro porzioni, quando arrivo’ il conto si complimentarono per il mio inglese e per il buonissimo PESCE mangiato. Alcuni anni fa prima del problema della mucca pazza, usavamo molto cucinare le frattaglie, prova a spiegare a degli stranieri il rognone la cervella o il fegato. Dovevo fare sul mio corpo una lezione di anatomia, loro si divertivano e io di piu’. Non sono mai riuscita a far capire la parola piselli, loro quando te la ripetono e’ uguale. In spagnolo a confondere sempre cerdo per perro, dove cerdo e’ maiale e perro e’ cane, ve lo immaginate, il cameriere serafico che vi propone il cane al forno. Comunque la piu’ bella scenetta sull’incomunicabilita’, non successe a me, ma a dei ragazzi che stavano cenando. Di fianco al loro tavolo c’erano delle inglesi carine. Subito i ragazzi cominciarono a pensare come attaccare bottone, scoprendo poi con tristezza, che nessuno conosceva abbastanza bene la lingua. Quello capotavola, vistosamente alticcio, si offerse come traduttore, vantandosi di aver sempre avuto bei voti in inglese. Con fare distinto, abbastanza, si avvicino’ alle ragazze e disse loro:” The pencil is on the desk.” quelle lo guardarono a bocca aperta. Gli amici prima lo torturarono e poi si fecero offrire la cena per la figura di m….

D.R.C.

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