SORPRESA !!!

Eravamo sposati da poco e, presi nel vortice del lavoro, dei parenti e degli amici, non avevamo un solo momento da dedicare a noi stessi.

Solamente al sabato e alla domenica potevamo stare tranquilli … tranne che per i T.D.G., che hanno la particolarità di capitarti per casa nei momenti meno adatti, per cercare di convincerti che loro sono nel giusto e che noi, poveri peccatori, dovremmo prepararci per tempo alla fine del mondo imminente, se non vogliamo andare a scaldarci il fondo schiena da compare Belzebù.

Ora, complici i soliti deficienti che aprono il portone senza chiedere: “Chi è?” al citofono, mi ritrovavo una coppia di T.D.G. (sempre differente) un giorno sì ed un giorno anche. A nulla serviva dire loro che vivere nel peccato non è poi così male … ti capitavano, sempre gentili, all’ora di pranzo, durante le pulizie della casa, mentre stavo cambiando una lampadina, ecc. ecc.

Quella domenica mattina di agosto, mentre ci crogiolavamo nel letto soddisfatti, sotto un ventilatore che ci rinfrescava piacevolmente dopo una notte afosa ed insonne, alle OTTO DEL MATTINO … drin! suona il campanello. Chi sarà mai a quest’ora? E’ successa una disgrazia? Sta arrivando mia suocera?

Mi alzo ciabattando e, chiamando in causa un po’ di santi del calendario, esco dall’oasi di fresco, e vado al citofono. Nemmeno il tempo di sollevare la cornetta e sento una coinquilina chiedere: “chi è?” e la risposta gentile: “siamo T.D.G., vorremmo rubarle solo qualche minuto …” e subito dopo, lo scatto del portoncino che si apre.

Ma questi coinquilini, non possono farsi gli affari loro e rispondere in malo modo chiedendo di essere lasciati in pace? Ormai non ho alternative: tornare a letto aspettando il campanello suonare e far finta di non essere in casa, o andare ad aprire e riempire di improperi i disturbatori (ma quelli restano imperturbabili e il giorno dopo tornano all’attacco). Poi, un lampo nel cervello … vado di corsa in camera, sotto lo sguardo stupito di mia moglie, tiro fuori un minuscolo tanga (era uno dei primi di quei tempi ed io ero un po’ più atletico di quanto non sia adesso) che non avevo mai avuto il coraggio di indossare, lo metto, e mi apposto dietro la porta dell’appartamento in attesa del campanello.

Drin! il campanello dell’appartamento davanti … nessuna risposta.

Drin! quello dell’appartamento accanto “… ma non gavì miga altro da fare che rompare i cocò dea zente che dorme?” … il saluto  del mio coinquilino accompagnato dallo sbattere della porta che si richiudeva.

Din, don! (il carillon di casa mia), non aspetto nemmeno il tempo che il suono si spenga e spalanco la porta con un sorriso sulle labbra … “SORPRESA!!!” …

Non so se le più sorprese fossero le due signore sorridenti che, allibite dalla vista del mio atletico corpo coperto da quel tanga invisibile, con un gridolino fecero un salto indietro fissandomi negli occhi, o io, accorgendomi che una di quelle signore era la moglie del mio collega con il quale dividevo a quel tempo l’ufficio …

Un attimo dopo era la porta del mio appartamento che sbatteva fragorosamente, coprendo il mio viso rosso per la vergogna.

Intanto anche mia moglie era arrivata per conoscere il motivo di quel trambusto “Cosa è successo?” … “Niente …”, la mia risposta.

P.S.: Il giorno dopo il mio collega non fece alcun commento su quello che era successo, ma vi posso assicurare che da quel giorno, e per quasi vent’anni, non ho più avuto visite dai T.D.G.

Bi.Co.

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