SANTA RITA

Mia nonna Maria era una nonna come quelle di una volta. Si vestiva, spesso di scuro, aveva i capelli raccolti dietro la nuca, gli orecchini a rosetta e le calze nere. Lavorava a maglia ed uncinetto, cucinava da maestra e faceva un Vov buonissimo. Era l’unica in famiglia ad essere credente, teneva sul comodino una certa quantita, di Madonne e Santini, tra i quali: la Vergine Maria, la Madonna di lourdes ( quella fosforescente, che da bambina mi terrorizzava, eppure dovevo baciare tutte le sere), Santa Rita, Padre Leopoldo e il rosario. Il perche’ della devozione a Santa Rita la nonna me lo spiego’ un giorno. Preciso, che le chiese non le frequento affatto, pur rispettando le scelte di ognuno, ma vado ogni anno alle celebrazioni per S. Rita, in onore della nonna Maria. La mia famiglia, in tempo di guerra abitava, dove abita tutt’ora mia madre. Il quartiere e’ vicino alla ferrovia, durante la guerra, veniva bombardato regolarmente. Mia nonna si era attrezzata per la fuga con una tasca nella sottogonna, dove metteva i soldi e i preziosi. Così custoditi erano ben al sicuro, insieme ai pochi valori ci metteva anche un santino di S. Rita. L’otto febbraio del 1945 ci fu a Padova un grosso bombardamento che colpi’ tutta la citta’. Appena suono’ l’allarme i miei si precipitarono verso i rifugi, c’erano: mia nonna, mio nonno, mio padre, mia zia e mio zio Oscar. Imboccarono l’entrata del primo rifugio, ma quando mio zio vide il prete che diceva il rosario, disse che bisognava andare nell’altro perche’ portava sfortuna. Con il disappunto di mia nonna, ma con l’approvazione della maggioranza, entrarono nel secondo. Dopo pochi attimi una bomba entro’ nel primo rifugio, morirono ventidue persone, tutti vicini e amici dei nonni. Il nonno e mio zio rimasero a tirare fuori quello che restava di quella povera gente, mentre mia nonna e gli altri scappavano da quell’inferno. Arrivati vicino ad una canaletta si stesero sull’erba. La bomba arrivo’ sull’altra sponda. Dopo l’esplosione la nonna si alzo’ a cercare i figli, che fortunatamente stavano abbastanza bene. Nella confusione non si era accorta, che con lo spostamento d’aria, la gonna non ce l’aveva più, era in mutande, si era sbriciolata la sottogonna e cosa piu’ grave non c’era piu’ la tasca con i beni. Mia nonna disse a mia zia : “Abbiamo perso tutto”. Mia zia gli rispose : “No mamma vedrai che S. Rita ci fa il miracolo”. Duecento metri piu’ in la’ trovarono intatta la tasca con tutto dentro, santino compreso. L’altra mia zia ,con mia cugina, non trovarono posto nel primo rifugio ed anche loro cambiarono. Il primo rifugio fu distrutto completamente. Ecco perché, una come me, va alla Messa di S. Rita con le rose. Perche’ se sono qua e’ un po’ merito suo e un po’ del mio caro zio Oscar “Trinchetto”. Dalle sue parole di allora :” No ndemo qua dentro, ghe se chel corvo che porta scarogna.”

D.R.C.

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