PASSEGGIATA ROMANTICA

Il concetto di romantico che hanno certi individui, vedi il mio fidanzato è per lo meno inusuale se non addirittura metafisico. Per dirne una, quando all’inizio mi corteggiava alla grande, spessissimo mi regalava delle rose. Poi la cosa scemò nel tempo. Un giorno, in macchina, diretti in centro, all’incrocio vedemmo uno di quei venditori di fiori. Lui si irrigidì  mi disse, prima, di accecare il poveretto con un piccolo laser scarico, di abbassarmi e non guardare. Io non capivo tanto accanimento, me lo spiegò poi. Il venditore lo perseguitava e lui non riusciva a dirgli di no, così ogni volta comprava i fiori.

Insomma con i soldi delle mie rose quello si era comprato una villa con piscina.

Poche volte abbiamo occasione di passare una giornata insieme. Tempo fa ci capitò, alla fine di ottobre. Lui progettò una meravigliosa gita romantica in montagna. Quella mattina il tempo non era dei migliori, quando arrivammo sul posto c’era una leggera nebbiolina. Ci andammo, con le mie due cagnette, Yachie e  Minnie, mamma e figlia. Da subito il posto non mi sembrò un gran che, finché non arrivammo in una specie di belvedere. Là ebbi la rivelazione, mi aveva portato in un posto dove nelle due guerre mondiali si erano combattute delle battaglie terribili. Il famoso belvedere era soprannominato, il salto del granatiere, dove tanti ragazzi si buttavano dalla disperazione. Se non fosse altro per la sua storia e la nebbia che lo avvolgeva poteva anche essere una lugubre passeggiata. Io nascondevo quasi abilmente un malumore che mi stava pervadendo, le uniche contente erano le mie cagnette.  Percorrevamo questi camminamenti nella roccia, finché non cominciarono le gallerie, piccoli percorsi al coperto.  Entrammo in quella, che il mio moroso definì “corta”. C’era un buio pesto ed un silenzio spaventoso, io che non posseggo alcuna propensione all’avventura, comincio a dissentire:” Porca puttana ma dove c…….. mi hai portato?”. Qua bisogna spiegare una cosa. Penso che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si sia sentito dire:” Questa cosa la fanno tutti.” Io invece no, io ho due odiatissimi antagonisti, che sono : il bambino deficiente, quando non capisco un accidente del computer e la nonnina col cagnetto quando si tratta di imprese ” sportive da Guinnes”. La traversata della galleria buia, veniva definita da lui come una passeggiata da nonnina con cagnetto. Fatto sta che più penetravamo nel buio e più buio c’era e più saliva il pavimento. Io non ne potevo più dalla paura, ma a dare il colpo di grazia alla situazione ci pensò la mia Yachie. Si puntò come un mulo finché a forza di tirarla si liberò dal collare per poi scappare via. A quel punto lui cedette e ci lasciò uscire. Una volta uscite, mentre ritornavamo indietro, mi fermai un secondo davanti al ” salto del granatiere”, per fare due considerazioni: la prima, se fosse abbastanza profondo per buttarci il moroso e la seconda quanto orrore fa la guerra.

D.R.C.

Aggiunta post.

Ho perso un’occasione quella volta.

A.L.

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