PANEM ET BARUFFE

I litigi nel quartiere popolare, dove sono cresciuta, erano all’ordine del giorno. Naturalmente litigavano solo le donne, che vivevano e pativano in prima persona:  la coabitazione, gli spazi ristretti, le responsabilità dei figli e qualche volta il salto del pasto. Si litigava per tutto, i figli, il bucato, le parti comuni, le biciclette, gli odori, le radio a tutto volume. Mia nonna, arrivò a litigare con la dirimpettaia, perchè aveva steso troppo in evidenza, un paio di mutande con il pizzo, considerate da lei troppo osè. I litigi avvenivano ad orari ben precisi e comunque, mai all’ora di pranzo e cena, quando c’erano a casa gli uomini. Mai io sentii dire:”Lo dico a mio marito.” Erano sempre situazione autogestite con successo. La cosa più interessante era che un attimo prima sembrava di essere al Colosseo, al tempo dei Romani, ed un attimo dopo, all’arrivo dei mariti, nel Paradiso Terrestre. Il break durava fino alla fine del pisolino e poi via, il secondo round, appena l’ignaro uomo aveva abbandonato il campo. Il territorio era tornato alle donne. E allora si litiga. Al grido d’allarme:” I BARUFA”, si usciva tutte sui ballatoi, chi con la seggiola, con gli occhiali, con i piselli da sbucciare, con i capelli da asciugare, non importa cosa stessi facendo, bisognava interrompere. Come in tutte le competizioni che si rispettino c’erano delle regole, si potevano offendere tutti tranne le persone “più deboli,” quelle erano baruffe non gare di meschinità, non si arrivava mai alle mani e non si rimaneva poi arrabbiati a lungo. Al terzo piano, il mio, abitava una ragazza, diciamo così un pò facile, per un pò aveva fatto il mestiere più antico del mondo, ma poi aveva cambiato vita. C’era però il vecchio protettore, che continuava a perseguitarla, si chiamava Stellin. Un giorno arrivò con la macchina sotto il ballatoio della ragazza, il caseggiato è a forma di “U”, quindi quando arrivò là, era  praticamente sotto tutti i ballatoi. Scese dalla macchina il Signor Stellin, tutte le donne uscirono, lui chiamò a gran voce la ragazza, e la ricoprì di ingiurie. Cominciarono dalle terrazze a piovere vasi di tutte le misure , le mie donne erano famose per il tiro del geranio, il Signor Stellin ebbe dei gravi danni alla carrozzeria della macchina, la mia famiglia gli dedicò una bella coppia di piante di rosmarino. Non tornò mai più. Praticamente le stesse donne che criticavano la ragazza avevano sacrificato i gerani per lei. Secondo me, non per una forma di solidarietà, ma perchè se c’era qualcuno che aveva il diritto di dirle “passeggiatrice” queste erano solo le vicine. Di quanto fosse esclusivo, l’argomento baruffe, ne sapeva qualcosa l’amico di mio padre, Pette (industriale della segatura). Lui aveva la nuora che abitava là e la tal nuora era sempre in lite con la vicina. Abitando in un altro palazzo ed essendo le loro baruffe tra le più quotate, duravano tutto il pomeriggio, le donne si portavano tutte la sedia, era come vedere Goldoni a teatro. Un giorno, durante uno di questi happening, arrivò il Pette, si parò davanti alla platea delle astanti e pontificò così:” Cosa fate qui femmine andate a casa a fare la calza.” Ci fu un attimo di silenzio, si alzò una signora di cento chili e gli piazzò un ceffone sulla bocca. Lui incassò la dolorosissima ed umiliante risposta e disse:” E con questo Signore  auguro a tutte una buona serata”.

D.R.C.

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