NIENTE DA DICHIARARE

Questo racconto e’ dedicato ad Alex Bellini e alla sua IMPRESA di attraversata in solitaria con la barca a remi da Lima a Sidney attraversando tutto l’oceano Pacifico.

La passione di mio padre per la pesca, risale al tempo di guerra, quando “bisognava” andare a pescare per mangiare. Da allora è diventata un hobbie, praticato ormai saltuariamente. I compagni di pesca di mio padre, erano molti, ma tra  quelli che ricordo, con più affetto c’erano Mario Ongaro, il nostro fornitore di bibite, persona divertentissima e il Pettenello. Tra gli altri, il “Prof” Giuseppe  Minguzzi, un signore con qualche problema psichiatrico, che era convinto di essere un esperto di economia mondiale e voleva risolvere la fame nel mondo con  l’allevamento, a volte di rane, di cavallette, di pesci gatto. Ci esponeva una volta la settimana i progetti, con calcoli matematici complicatissimi. Mio padre finanziava i suoi studi con : cappuccini, cornetti, nazionali senza filtro e portandolo a pesca. Il Mario “caramelle” commerciante di dolciumi, omino timido e minuto terrorizzato dal “Prof” Minguzzi. Il Duilio Sarti, commerciante di scatolame, l’uomo a cui sua moglie, ricordava mille volte al giorno che se moriva, lei avrebbe avuto la reversibilità della pensione, lui era ipocondriaco cronico. Il più gettonato amico di avventure, restava comunque il Pettenello. Questo signore, nella sua ineluttabile situazione economica, sempre tendente alla rovina, manteneva una fierezza ed una signorilità, nei modi, degni di un Lord. A quei tempi, aveva in piedi vari commerci, come si direbbe adesso, diversificava.  Con il suo fedele Ape Car, trasportava alternativamente: la segatura o i resti degli ortaggi del mercato. Era il nostro rivenditore di fiducia di segatura, soprannominato, l’industriale della segatura. In gioventù aveva cercato fortuna in  Argentina, ma non gli era andata poi così bene, tanto che la storia, con la s piccola, racconta che arrivato alla frontiera, alla domanda:”Niente da dichiarare:” Lui alla guardia,  mostrando il cuoio capelluto, dove si era stabilita una florida colonia di pidocchi argentini, disse:”SOLO QUESTI AGENTE:” Fra le altre storie c’era anche, quella per cui, essendo un gran bevitore, si era attaccato al muro in camera due immagini di Bacco una in bianco e una in rosso, per democrazia. Quando dovevano andare a pesca, mia nonna preparava per mio padre e gli altri, le mitiche polpette, friggeva tutta la notte, normalmente erano circa ottanta. Così, con vino (tanto), polpette e nazionali senza filtro, partivano per il mare. Una volta  il Pettenello, Pette per gli amici, arrivò per primo e si fregò il posto “sacro” di mio padre. Si era sistemato per benino, seggiolina, attrezzatura, bottiglione di vino in fresco nell’acqua, niente da mangiare, tanto c’erano le polpette. Mio padre quando lo vide, escogitò subito una vendetta. Il Pette, era golosissimo delle polpette e mio padre, dopo averne sapientemente salate in abbondanza una ventina, gliele portò in omaggio. Tanti ringraziamenti e poi tutti ai posti di partenza. Mio padre si posizionò in modo da poterlo vedere, senza essere visto. Lanciò la lenza, agganciò la lenza del Pette, ed aspettò. Dopo non molto al Pette venne fame, senza perdere d’occhio la canna, ingoiò tre polpette. All’istante la gola, divenne di cartone ed ebbe bisogno di bere, vino. Appena si sporse, per prendere il bottiglione pieno del fresco nettare, cosa ti va a capitare? La canna si muove, il pesce sta abboccando. NO ! Accidenti, solo un falso allarme. Mio padre andò avanti fino a sera, aspettava che mangiasse, che si spostasse per il vino e via una tirata di canna e giù il Pette ad  imprecare e a maledire la sfortuna. Il giochetto durò finché ebbe mangiato l’ultima salatissima polpetta. Mio padre allora andò da lui e gli chiese come andasse e lui rispose:”I magna così tanto che so drio morire de sen, ma anca se la volta bona che devento astemio.”

D.R.C.

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