LA PALMA prima parte

Un avventura, una disgrazia, un’esperienza che farà parte del mio bagaglio botanico per tutta la vita.

Il tempo meteorologico diventa sempre più strano e le intemperie arrivano all’improvviso per abbattersi sempre con forza maggiore.

Nel momento in cui mi son reso conto di questo, ho deciso di far potare una palma.

La palma, la palma che ho davanti a casa,  proprio accanto al cancello del mio vicino di casa. Bisogna che vi metta al corrente che i mie vicini sono tranquillissimi e io, nonostante le mille precauzioni, gli combino sempre qualcosa.

Questa palma fa’ delle inflorescenze una volta all’anno e  tutti i mini fiorellini cadono sulla proprietà del vicino. Una quantità veramente enorme.

Ho iniziato a contattare tutti quelli che avevano un camioncino con la gru, per poter salire e  tagliare la fronda della palma.

Tutti occupati.

Ma la disgrazia si stava delineando e piano piano mi veniva incontro.

Un di entrò in negozio un cliente, con cui ormai ci davamo del tu a forza di vederci, visto che non era in divisa gli chiesi da dove arrivava sporco in quella maniera.

Era andato a fare il secondo lavoro : ” GIARDINIERE”.

Benissimo, l’uomo  che faceva al caso mio, non esitai un attimo e gli chiesi se sapeva potare le palme.

Chi al mondo non sa potare le palme, lui era espertissimo di palme.

Quando una persona vi dice che è espertissimo bisognerebbe  punzecchiarlo come i cotechini per vedere se dice la verità anche sotto tortura.

Non lo punzecchiai e mi feci convincere dalla sua sicurezza.

Avrei dovuto ritirare la mia richiesta nel momento in cui mi chiese se avevo delle cesoie e un scala.

Non sapevo , lo seppi dopo il fattaccio, le palme non vanno potate. Non hanno una struttura lignea ma dei dotti, canali grossi dove corre la linfa e se vengono recisi a fatica si rimarginano.

Alle palme vanno tolte solo le foglie morte, Le foglie morte della nostra palma erano tante e una alla volta si staccavano per cadere…….. dai vicini ovviamente.

Finalmente arrivo’ domenica mattina e l’appuntamento con il dr. Jekyl delle palme era imminente.

Come al solito non avevo detto niente al generale di casa, non per non dirglielo, ma sapete quelle cose tipo ” dopo glielo dico”, a forza di dire, dopo glielo dico, il  “dopo” è arrivato.

Urla e boicottaggi, del tipo “non te la do’ piu’ ” , ” se arriva lo mandi via” e io a rispondergli : ” è un giardiniere esperto” e lei: ” non mi interessa,  io: ” è il meglio della piazza”.

Alla fine ha ceduto e mi ha lasciato il via libera, con una precauzione ed avvertenza:

c’era un nido tra le foglie verdi e dovevamo stare attenti a non farlo cadere.

Il tipaccio arrivo’ e gli girai le avvertenze.

A parte essersi messo a chiacchierare, urlando dalla terrazza, con tutti i vicini e le persone che passavano (gente con  cui ci scambiamo appena un cenno di saluto dopo anni di vicinato) raccontando a tutti che lavoro facevamo entrambi, chiedendo cose personali alla gente. Volevo abbatterlo (lui non la palma).

Sale sulla terrazza apre la scala , sale la scala, prende la cesoia, allunga la cesoia e “ZAC” tagliato la prima foglia,   cade subito il nido di STORNI.

Mi e’ caduto il mondo addosso, che cosa gli avrei raccontato al generale quando sarebbe tornata.

Non potevo soffermarmi, i pulcini erano in balia dei famelici gatti di casa.

I gatti si erano gia’ messi in allarme, riuscii a recuperarne tre sulla terrazza e il quarto proprio a filo del cancello (il cancello del vicino).

Nel frattempo ho abbandonato il super giardiniere, errore enorme, stava deturpando la palma, sembrava in preda ad un raptus.

Si era trasformato nel Figaro’ delle palme, non riuscivo a fermarlo. Dovetti urlargli ” BASTAAAA !!!!”.

Si fermo’ e per darvi un’idea di quante foglie avesse tagliato provate ad immaginarvi una automobile Fiat Punto con i sedili posteriori abbassati e riempita tutta di foglie.

Se vi dico TUTTA PIENA, vuol dire zeppa , temevo di fare due giri, per portarle via e farle sparire prima che il capo supremo le vedesse.

Da sottolineare che il mago della cesoia era venuto senza un mezzo adeguato per portare via le foglie (oltre a non avere gli attrezzi)

A fatica riuscii a farcele stare tutte dentro, liquidai il giardiniere di Arcore (che non se ne vuole andare) mi misi  in macchina e chi ti arriva, in motorino ?

Il capo , con gli occhi fuori dalla testa. Mi ricopri’ con un fiume di parole, non sapevo cosa dirgli, la colpa era mia .

Non ero riuscito ad impormi sul giardiniere e questo era lo scotto da pagare.

Accesi l’auto e partii, partii  per dove? Dove vado a gettare una montagna di foglie ? Non avevo una benché minima idea. L’importante era allontanarsi in fretta.

Girai per tutti i comuni di Padova ma con la scusa della raccolta differenziata i cassonetti non ci sono piu’.

Mi venne un’idea grandiosa il cimitero, ma quale cimitero ? Ne provai due, uno di un paesetto, ma aveva i cassonetti troppo in vista e dovetti ripiegare per il cimitero maggiore.

Scoprii cosi’ che nel retro del cimitero ci sono dei cassonetti enormi, ne riempii uno per meta’.

Non sapevo ancora che  la mia giornata, da quel momento, era solo all’inizio.

(il racconto continuera’, non ancora pubblicato, bisogna aspettare qualche giorno)

A.L.

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