IL RITORNO

Anche quest’anno il rito della transumanza della mamma e della zia si e’ ripetuto, come ogni anno in quel moto perpetuo tanto temuto ma tanto rassicurante. Naturalmente le vacanze sono passate, come tutti gli anni, tra litigi e momenti di tregua armata. Quando mia madre mi rassicura al telefono che le cose vanno benissimo, rimango sempre un po’ interdetta, non so mai se gioire o preoccuparmi. Di solito alla mia domanda di ragguagli, mia madre con mezza bocca mi dice che le “goccette” che da a mia zia sono miracolose. Quest’ anno come testimone dell’evento “ritorno”  c’era in montagna, da un po’ di giorni, l’amica di mia mamma Maria e il mio compagno. Hanno potuto toccare con mano l’atmosfera elettrica che ormai intasava l’aria da giorni. Mia madre era come un reattore nucleare fuori controllo, mia zia subiva ormai l’effetto contrario delle mitiche “goccette”, invece di tranquillizzarla la caricavano come un atleta dopato. In mezzo: le due povere vittime. La tensione divento’ incontrollata quando al momento di partire, mia zia che e’ un TORMENTONE VIVENTE, disse di non trovare piu’ le chiavi di casa. Immaginate voi una ottantenne logorroica in macchina per quattro ore ai 70 all’ora sotto una pioggia torrenziale. Mostruoso. Se poi la signora e’ pure accomodata nella macchina della povera amica di mia madre. Allora Santa Maria. Mia mamma in 600 le seguiva a coda con la macchina stracolma di tutto e di gatti urlanti. La nina, la pinta e la Santa Maria. La sfortunata Maria scarico’ mia zia e la tonnellata di bagagli dalla vicina, signora Evelina, visto che le chiavi non erano ancora saltate fuori. Questo accade sabato alle 16. Domenica andammo a casa di mia madre, a festeggiare i compleanni, si’ i compleanni perche’ compiamo tutti gli anni in estate ed aspettiamo il ritorno della matriarca per far festa. Si porta il dolce si invitano le amichette di mia mamma e giu’ col prosecco. Ad un certo punto le chiesi, con una certa delicatezza, per non risvegliare ricordi tempestosi, cosa ne fosse stato di mia zia. Il boccone della torta le rimase a mezza bocca. Mi guardo’ con uno sguardo di terrore. Mia mamma aveva semplicemente dimenticato la sorella a casa della vicina. La povera signora Evelina si era sorbita mia zia per 24 ore, era allo strenuo della sopportazione. Riattacco’ il telefono e comincio’ il teatro. Che lei non ne poteva piu’, che adesso avrebbe dovuto farsi tutti test al cuore, alla tiroide, al fegato, che era:  Dio mi sia testimone, l’ultima volta che faceva le ferie con mia zia. Ci guardammo tutti stupiti, e mentre mia madre girava per la casa accattando vari indumenti urlando frasi misteriose:” Eh! So mi! Mi so! ma naltra volta te vedi mi, altro che cara cara.” Nello sguardo di tutti un solo pensiero, l’anno prossimo stessa scena. Tutto regolare.

D.R.C.

P.S.

Sono 28 anni che mia suocera dice la stessa frase.

A.L.

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