IL PIANISTA

Quando facevo le medie avevo una libertà estrema, potevo rincasare e uscire quando volevo.

Il luogo dove andavo spesso, mi obbligava a passare davanti alla casa di quello che poi e’ diventato il mio migliore amico ( vedi racconto ” CHE FREDDO”). Come resistere dal suonargli il campanello. L’ho fatto veramente tantissime volte. Quanto forte correvo, penso, che se fossi caduto , durante una di quelle fughe, sarei ancora sfigurato.

Ci ritroviamo dopo molto tempo con il mio amico e inizia a ricordare un fatto accadutogli tanti anni fa.

Racconta che c’e’  stato un periodo, molto lungo, nel quale gli suonavano in continuazione il campanello. Suonavano a tutte le ore. Immaginate la mia faccia mentre lo raccontava. Continua ,con il racconto, dicendo che suo padre un giorno ha scoperto chi fosse il deficiente che suonava in continuazione ( panico non sapevo che sapesse ).

La sua casa aveva una cantina con la finestra ad altezza marciapiede, si poteva vedere benissimo se qualcuno si avvicinava al portone d’ingresso. Dice che suo padre era arrabbiatissimo e se avesse preso il “pianista” lo avrebbe gonfiato. Il padre decise di trasferirsi in cantina con una branda e passare le notti fino a quando non avesse beccato l’artefice delle rotture di scatole. ( non ne sapevo niente , stavo aspettando

che da un momento all’altro mi additasse). Una di quelle notti, il padre, vede il “pianista” che scappa, con un balzo e’ fuori dalla cantina e in men che non si dica agguanta il malcapitato, lo prende con forza e lo blocca. Continuava a dimenarsi invano. Lo guarda bene e gli urla : ” SE TI VEDO ANCORA SUONARE I CAMPANELLI TI DO’ UNA SBERLA !!! HAI CAPITO ??”.

Caspita, ma chi era ? Non sapeva (lui e io ) che eravamo in due a suonargli il campanello, che macello, che rottura deve aver passato. Io, in quel periodo, continuavo imperterrito a rompergli i “cabasisi”. Ma la storia che il mio amico racconta non e’ finita, c’e’ stato un seguito. Suo padre e’ davanti casa che lava l’automobile e chi te vede ? Di nuovo il malcapitato, beccato per la seconda volta in flagranza di reato. Ovvia la reazione a quell’azione. Corsa, bloccaggio del ragazzo e SBANG, sberla sonora a mano aperta sul faccione del ragazzino ( la madre gli portava mezzo litro di latte caldo con biscotti dopo cena,  lo vedeva sciupato, ma questa e’ un’altra storia). Certo erano altri tempi, ad educare i ragazzi era la società. Continua, dicendo che, pochi minuti dopo. gli suonano ancora la porta. Esce e trova due persone adulte che aspettano per entrare. Erano il fratello e lo zio del “BIMBO”. “Prego di cosa avete bisogno”, gli chiede il padre, lasciandoli davanti alla porta. Rispondono in dialetto ” Xe vero che el ga da’ na sberla a me fradeo ?” ( e’ vero che ha dato una sberla a mio fratello?). Con voce grossa (profonda) il padre risponde ” CERTO LO AVEVO AVISSATO CHE SE LO BECCAVO UN’ALTRA VOLTA ……..”. Non finisce la frase che lo zio si mette a gridare ” VORIA VEDARE SE EL ME DAVA NA SBERLA A MI COME SARIA FINIA” (vorrei vedere se mi dava una sberla a me  come sarebbe finita) e lo ripete più volte. Il padre senza batter ciglio, ” AH ! VUOI VEDERE SE TI AVESSI DATO UNA SBERLA A TE ? “.   BBAANNGG, una sberla con rincorsa e raggio del braccio più largo possibile. Uomo a terra , si rialza a fatica e inizia a urlare ” TEGNIME, TEGNIME, SE NO’ GHE DAGO” ( tenetemi tenetemi se no’ lo picchio). Non c’era nessuno a tenerlo. La storia che il mio amico racconto’ fini’ li’ .

Cosa potevo fare, lasciarlo con il suo racconto ? No, ovviamente, ho spifferato tutto.

Mi ha mollato tanti di quei pugni sul braccio, solo a pensarci mi pulsa ancora, la gente che ci guardava era allucinata dalla scena. Non poteva capire cosa stesse succedendo.

A.L. con beneplacito consenso di P.A.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *