Che freddo

Diciamo che ero preso dal fare l’attentatore, ma non avendo fegato armi e soldi per difendermi ai processi mi divertivo a far prendere degli spaventi enormi.

Io e un Amico, con la A maiuscola (scrivo così perché son sicuro che questo lo leggera’) frequentavamo una famiglia dove c’erano due sorelle e rimanevamo da loro fino a tardi.

Una sera, visto che per me non c’era trippa per gatti, me ne andai prima di lui.

Allora parcheggiavo la moto nel suo giardino.

Gentilmente messomi a disposizione.

Era il retro della sua casa senza un’illuminazione e pieno di piante e alberi.

Ovviamente era inverno e faceva un freddo cane.

Dopo aver parcheggiato penso di aspettarlo per sentire com’e’ andata.

Aspetto 10 minuti e non arriva ne aspetto 20 e non arriva (che freddo).

Basta, adesso gliela faccio pagare, io al freddo e lui tra le braccia calde.

Mi nascondo benissimo al buio e aspetto che arrivi, poi gli faccio un agguato di quelli da maestro.

Altri 10 che fa 30 e i 30 diventano 40, 50 un’ora

Il cancelletto  si apre cigolando, ottimo segnale e’ arrivato il caldo uomo.

Gira la curva del palazzo, lo vedo (lui no) si avvicina parcheggia la vespa, sta per girarsi e gli prendo le gambe urlando.

Lui caccia un urlo fortissimo.

Un balcone al secondo piano si apre (e’ sua madre)

e la signora urla “aiuto mi uccidono il figlio”.

Io ero per terra che rantolavo dal ridere e l’uomo caldo con una mano sul cuore a urlarmi “pezzo di m… bastardo…”

A.L.

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